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Frank Owen Gehry è una delle più rivoluzionarie e sediziose personalità del panorama dell’architettura internazionale. Architetto e designer di mobili canadese, naturalizzato americano, oggi rappresenta uno dei massimi esponenti del decostruttivismo architettonico.

Grazie alla sua concezione della struttura, apparentemente illogica ed inusuale, le sue opere sono state oggetto delle più illustri onorificenze mondiali, tra cui: il Premio Pritzker nel 1989, il Premio Imperiale della Japan Art Association, e il Leone d’oro alla carriera nel 2008 alla Biennale di Venezia. 

Gerhy, inoltre, è stato il primo architetto a ricevere il Dorothy and Lilian Gish Award nel 1994, che premia chiunque abbia contribuito alla “bellezza del mondo e alla comprensione della vita da parte dell’umanità”. Si tratta di uno dei premi più prestigiosi per l’arte americana. 

Chi è Frank Owen Gehry: biografia e studi

Primo piano di Frank Owen Gehry

Frank Owen Gehry è nato a Toronto in Canada, nel 1929 da genitori ebrei polacchi, con il nome di Ephraim Goldberg. All’età di 18 anni, nel 1949, si trasferisce a Los Angeles dove si iscrive alla Southern California University.

Nel 1954 si laurea in architettura e, grazie all’intuizione della sua prima moglie Anita Snyder, decide di cambiare il suo nome in Frank Owen Gehry, per garantirsi una protezione dall’antisemitismo. Successivamente, consegue un diploma in progettazione urbanistica alla Harvard University nel 1957. Terminati gli studi inizia a lavorare presso lo studio di Victor Gruen per poi trascorrere un anno a Parigi, in modo da poter osservare le opere di Le Corbusier e Balthasar Neumann. Rientrato in America nel 1962, apre il suo primo studio professionale a Santa Monica.

Protagonista di un’intensa carriera universitaria tra gli anni ‘70 ed ‘80  in California e Texas, nel 1980 viene chiamato a partecipare alla Biennale di Venezia, dove realizza una delle facciate dell’installazione “Strada Novissima”. Raggiunge la sua consacrazione presso il pubblico di massa nel 1986, con la prima mostra monografica a lui dedicata, a Minneapolis.

Pollack, nel 2005, gira un documentario su di lui dal titolo “Frank Gehry – Creatore di sogni” e, nello stesso anno, è il primo architetto a divenire cartoon in uno splendido episodio de “I Simpson”. Il 28 febbraio 2019 ha raggiunto la veneranda età di 90 anni.

Frank Owen Gehry: la vittoria del kitsch in unità volumetriche

Frank Owen Gehry è passato alla storia per aver stravolto, come un abile agitatore di menti, l’idea di un’architettura lineare ed asettica.

Il suo pensiero, infatti, si incarna perfettamente nella scomposizione dell’edificio in unità volumetriche, poi riassemblate con straordinaria illogicità. La linea obliqua, che si trasforma in realtà attraverso materiali inediti come la lamiera ondulata, le leghe di titanio, la rete metallica e il vetro, è il suo marchio di fabbrica

L’occhio, dunque, diviene un mero strumento asservito campi artistici sognanti, promotori di un linguaggio universale e concettuale, dove l’opera manifesta un’estetica ripetitiva e autoreferenziale.

Partendo dalle prime idee di abitazioni, le “cheapscape”, una sorta di paesaggio post-apocalittico, giunge alle più recenti creazioni, in grado di trascendere il kitsch per renderlo uno strumento di comunicazione graffiante. “Ben vengano la volgarità, la frattura, il caos” sono le parole manifesto della sua arte.

Il decostruttivismo: dagli sketch alla grafica in 3D

Vista dal basso della Beekman Tower di Gehry

Beekman Tower, New York

Il processo creativo, che soggiace dietro le sue creazioni, ha un preciso iter cognitivo. Partendo dagli schizzi a matita, l’immaginazione può arrivare a concepire il nuovo.

Lo sketch, per Gehry, è uno strumento necessario per dare adito ai propri pensieri, farli fluire attraversando tutti gli aspetti dell’opera, senza mai sapere quale sarà il risultato finale. L’archistar, così, riesce a visualizzare riferimenti inediti e a trasmetterli su carta.

Nel corso degli anni, i suoi schizzi sono diventati sempre più complessi, grazie al 3D e al programma Catia, un complesso software derivato dalla progettazione aerospaziale. Ogni sua opera, poi, viene trasposta in plastico, per assicurarsi di aver soddisfatto qualsiasi requisito tecnico ed estetico. Con il sussidio della tecnologia, quindi, il potenziale immaginifico può prendere vita in linguaggi inesplorati.

Le cinque opere più importanti di Frank Owen Gehry

Le opere concepite da Frank Owen Genry hanno raggiunto vette straordinarie nell’arte di costruire contemporanea. Le sue strutture, infatti, hanno ribaltato per sempre tutte le concezioni tecniche e architettoniche della nostra epoca. Vediamo insieme le più celebri.

  1. Gehry Residence – 1978

Ideata per riqualificare la villetta della sua famiglia, Gehry Residence rappresenta la massima espressione delle “cheapscape”, simbolo della sua prima fase di pensiero.

Situata a Santa Monica, California, venne concepita per non demolire l’edificio originale e vetusto ma inglobarlo in una nuova pianta a “U”, cingendo la struttura in un involucro sinuoso e asimmetrico.

Gehry creò, in tal modo, una porzione di spazio intermedio tra interno ed esterno. L’impianto murario venne eroso per poter aprire nuove finestre, portando la luce dove fosse davvero necessaria, per riadattare l’opera alle esigenze della vita quotidiana.

Ogni pezzo risulta assemblato come una fusione caotica, in risposta ad un’architettura americana decadente. E’ il trionfo di elementi kitsch e poveri: troviamo materiali come la rete metallica ondulata, recuperata dal pollaio dei suoi vicini, usata per le balaustre del piano notte.

All’interno della casa le porte sono inserite in lastre di compensato, il pavimento della cucina è realizzato in asfalto stradale, mentre la zona notte è raggiungibile da una scala che, in un movimento rotatorio, si avvolge in lamiera di risulta. I lucernari sono in vetro a forma di prisma irregolare, ammirabili anche dalle terrazze esterne.

Questa abitazione è una provocazione e un inno al riciclo che la fa apparire una sorta di collage materico. Con questo progetto Gehry ha vinto il Twenty-five Year Award nel 2012, dedicato alle architetture mantenutesi intatte per un periodo di almeno 25-35 anni successivi al loro completamento.

2. Walt Disney Concert Hall – 1988

Vista esterna della Walt Disney Concert Hall di Los Angeles progettata dall'architetto Frank Gehry

Walt Disney Concert Hall, Los Angeles

Progettato nel 1988, iniziato nel 1999 e completato nel 2003, Il Walt Disney Concert Hall è una splendida sala concerti voluta dal colosso dell’intrattenimento animato. E’ situata su Bunker Hill, all’incrocio tra First Street e Grand Avenue a Los Angeles. 

L’idea nacque nel 1987, quando Lillian Disney devolse cinquanta milioni di dollari alla città di Los Angeles, per l’edificazione di una struttura in grado di ospitare la Los Angeles Philarmonic Orchestra. Il fine onorare la memoria del defunto marito, Walt Disney. Frank Gehry, fin da subito, venne selezionato per realizzare il progetto.

L’edificio riproduce la forma di una barca che, permette la propagazione della luce, per merito del guscio esterno in acciaio. I volumi della struttura, invece, sono un mix di vele ondulate, concave o convesse, con finitura lucida. Le vele dovevano richiamare il Dorothy Chandler Pavillon, creando una connessione tra la vecchia e la nuova Los Angeles.

 

L’intero complesso è posizionato su una piattaforma rialzata dove, il decostruttivismo di Gehry si esprime nella volontà di decomporre il teatro in quattro corpi differenti, ognuno col proprio ingresso, in base alla loro funzione (a nord ovest l’ingresso del foyer, a sud ovest il Giardino dei Musicisti, a nord est la Sala dei Soci Fondatori e a sud est la Cascada).

Nei volumi più periferici troviamo: nel primo, le sale prove e quelle polifunzionali, uniti a un ristorante, nel secondo, un piccolo teatro da 250 posti sulla cui sommità si sviluppa un anfiteatro all’aperto.

Nel volume centrale è situato l’auditorium principale, con una capienza massima di 2.265 posti. Qui palchi, proscenio e balconate sono stati volutamente eliminati per annullare qualsiasi distinzione sociale, ma anche l’ideale barriera che separa pubblico e artisti. L’interno è interamente rivestito in legno. La scelta di questo materiale serviva per rendere realistica l’idea di “una barca che trasporta l’orchestra e il pubblico”.

3. Tančící dům (La Casa Danzante) – 1992

Vista esterna della Casa danzante di Praga progettata da Frank Gehry

Casa Danzante, Praga

Pensata nel 1992 e costruita nel 1996, la Casa Danzante è un progetto che nasce dalla collaborazione tra Gehry e l’architetto croato Vlado Milunic.

Si tratta di un’opera dal grande significato morale, difatti sorge a Nové Město, nel centro di Praga, sulle macerie distrutte durante i bombardamenti del 1945. Oggi è il simbolo della rinascita e della libertà del Paese.

La struttura ricorda una danza, per questo viene soprannominata anche “Ginger & Fred” in ricordo di Ginger Rogers e Fred Astaire. Il movimento sinuoso viene espresso attraverso due volumi di differente tipologia, affiancati in un susseguirsi di curve ed oscillazioni in geometrie scomposte.

Le due facciate sono assemblate secondo un montaggio imprevisto, conciliando il vetro trasparente della prima porzione con il solo pilastro di cemento che sorregge la seconda. La sommità di questa torre in cemento presenta dei nastri in rete metallica che si intrecciano per ricordare i capelli del ballerino.

Si percepisce su Gehry l’influenza del costruttivismo russo, poiché l’architetto si serve di tutte le capacità di torsione di materiali tecnologicamente evoluti come l’acciaio.

All’interno dell’edificio troviamo la Sede degli Uffici Nazionali Olandesi, varie sedi di multinazionali e un elegantissimo ristorante panoramico all’ultimo piano. Malgrado l’intento fosse adibirla a centro culturale, la Casa Danzante è divenuta un simbolo, tanto da essere incisa sulla moneta locale.

4. Fondazione Louis Vitton – 2006

La Louis Vuitton Foundation, sita nella periferia ovest di Parigi, è un museo privato. E’ stata progettata da Gehry in base alla volontà di Bernard Arnault, CEO del gruppo LVMH. Lo scopo era promuovere l’arte contemporanea attraverso un dialogo tra artisti, intellettuali e pubblico che doveva rimanere stupito da un’architettura fuori dal comune.

La struttura, di 7.000 metri quadrati, si ispira alle grandi serre ottocentesche dove, ferro e vetro, erano i materiali predominanti. Anche in questo progetto ritorna l’idea di richiamare un veliero: dodici vele, realizzate in vetro e acciaio, abbracciano il nucleo centrale bianco, in calcestruzzo ad alta resistenza.

Per rendere più realistico il richiamo alla navigazione, alla base l’edificio è circondato dall’acqua che favorisce, da alcune angolazioni, un effetto rispecchiamento davvero inedito. 

Alla stravagante composizione esterna si contrappone un interno minimalista, dove il bianco delle pareti esalta le opere presenti. Nelle 11 gallerie espositive troviamo pezzi d’arte contemporanea internazionale di ispirazione Pop, Espressionista e Contemplativa, oltre alla categoria Musica & Suono. Spiccano i capolavori di Marina Abramovic, Maurizio Cattelan, Jean-Michel Basquiat, Yves Klein e Andy Warhol, circondati da lavori di artisti emergenti Asiatici ed Africani.

Nell’auditorium, che può ospitare fino a 1.000 spettatori, oltre agli spettacoli, si svolgono masterclass e laboratori. Possiamo godere, inoltre, di uno shop e un magnifico ristorante. La galleria è stata aperta al pubblico il 27 ottobre 2014.

5. Il Guggenheim Museum Bilbao – 1997

Il museo d’arte contemporanea di Bilbao è l’opera che ha reso celebre Frank Gehry agli occhi delle masse. E’ un’architettura visionaria, segnante, ed espressione massima del decostruttivismo.

Data la valenza architettonica e l’esclusività di questa struttura, nel prossimo articolo le dedicheremo un focus specifico.

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