In un precedente articolo ti avevamo dato alcune anticipazioni sulla valenza avanguardistica del Bosco Verticale. Questo complesso residenziale è stato in grado di rivoluzionare il modo di concepire l’abitare contemporaneo e divenire un inno alla sopravvivenza della nostra specie e della biodiversità.

Il nostro focus di oggi, per tali ragioni, darà ampi spunti di riflessione sull’azione del visionario Stefano Boeri. Rispondendo al bisogno umano di contatto con la natura, il Bosco Verticale è stato oggetto di importanti riconoscimenti tra cui l’International Highrise Award del Detuschen Architekturmuseums di Francoforte nel 2014 e il CTBUH (Council on Tall Buildings and Urban Habitat) Award nel 2015, come grattacielo più bello e innovativo del mondo.

Il Bosco Verticale: nascita di un ecosistema sviluppato in altezza

Vista dal basso del bosco verticale situato nel centro di milanoConosciuto come “la prima foresta verticale della storia”, il Bosco Verticale incarna una frattura decisiva nell’immaginario propulsivo della vita metropolitana. Si impone, prendendo le distanze dalla cultura di un’architettura effimera per divenire essenza, una realizzazione non solo bella ma anche utile all’intera collettività. 

Il progetto rientra nel piano di riqualificazione urbanistica dell’area Garibaldi Porta Nuova a Milano, collocandosi tra il Centro Direzionale e il quartiere Isola. Proprio quest’ultimo, era estremamente caratterizzato dal suo nome, dato che lo sviluppo ferroviario aveva racchiuso questa zona in una specie di enclave e l’aveva circoscritta, tagliandola fuori dal resto. Il Centro Direzionale, invece, è da sempre il cuore del settore terziario milanese, la cui fisionomia prevedeva edifici alti, adeguati per ospitare uffici. 

Coima Sgr, ex HINES Italia, prese in carico la missione di promuovere lo sviluppo di questa realtà, secondo un piano specifico, iniziato nel 2004. Lo studio Barreca- La Varra si è occupato, in seguito, del masterplan della zona e, insieme a Boeri, hanno studiato il modo per dare vita a qualcosa di unico. 

Il punto preciso dove oggi sorge l’architettura ospitava in principio un vecchio edificio della Brown Bovery dismesso. Per far risorgere quel lotto esisteva già un proposito: costruire una struttura bassa ed estesa. Fu proprio Boeri a stravolgere le linee guida con la sua idea, ossia dedicarsi a due differenti torri in unità più piccole, sviluppate in altezza.

Il risultato sono due grattacieli di altezza differente, rispettivamente di 80 e 112 metri, che ospitano residenze di lusso, ad alta sostenibilità. Occupano complessivamente una superficie di 29.300 mq, limitando lo sprawl, quell’incessante necessità di abitare che si riduce in un caos urbano.

Il progetto è terminato nel 2014, giusto in tempo per costituire un’opera da contemplare nell’Expo 2015, di cui rimane una delle costruzioni più apprezzate.

Da progetto-avanguardia a Manifesto-archetipo

Mappa del concept dell'idea alla base del progetto del Bosco verticale dii Stefano BoeriBosco Verticale è divenuto archetipo di una concezione edilizia che invita a riflettere sul senso dell’oggetto, un linguaggio architettonico che bada alla sostanza e non più solo alla forma. Rappresenta una sorta di “progetto pilota” per gli edifici del nuovo millennio, una dimensione parallela ma intimamente immersa nei transiti del panorama cittadino, per attenuare l’impatto sulla natura e sui cambiamenti climatici.

Dal sito web dello studio Boeri è stato lanciato un invito, sotto il nome di Manifesto, che viene rivolto ad architetti, agronomi, urbanisti e altri attori della società civile. Le parole forti, su ciò che l’azione dell’uomo e della metropolizzazione ha portato,lasciano il posto a una soluzione: rendere la città non più solo parte del problema ma anche il suo antidoto

Attraverso la riforestazione cittadina, dunque, si riduce l’inquinamento, la dissipazione delle energie, si scoraggiano gli innalzamenti della temperatura globale e si favorisce la sopravvivenza delle specie viventi.

Una cortina verde sugli edifici, la valorizzazione dei parchi pubblici, la riduzione dell’urbanizzazione massiccia estesa in orizzontale, potrebbe davvero salvare il pianeta. Questo messaggio è stato accolto positivamente dal parterre di architetti di fama mondiale che ne hanno diffuso il verbo. Shangai, Mumbai, Francoforte, Parigi, Chicago sono solo alcune delle città che hanno aderito alla ripopolazione bio, realizzando giardini pensili sulla scia del Bosco Verticale.

Il corpo architettonico

Da un punto di vista squisitamente tecnico, le due torri di Boeri appaiono piuttosto usuali, come le suggestioni architettoniche più tradizionaliste suggeriscono

Gli edifici, infatti, sono stati costruiti con uno scheletro in calcestruzzo armato, un materiale solido e abusato, con solette in C.A. dello spessore di 28 cm. La superficie calpestabile delle due strutture è pari a 40.000 mq, dove la pianta appare rettangolare come i grattacieli della scuola milanese e americana.

Ogni torre ha una sua nomenclatura: Torre De Castilla è quella posta più a sud mentre Torre Confalonieri sorge ad ovest. Come si può notare, malgrado una realizzazione ineccepibile di ogni aspetto strutturale, la vera chicca innovativa è da ricercarsi altrove, nelle sue facciate, che hanno permesso a questo progetto di divenire icona di un nuovo stile edile.

Schermi bioetici per una facciata vivente

Vista della facciata del Bosco Verticale di Boeri

Il concept del Bosco Verticale è caratterizzato dalla sua “facciata vivente” ove, come una seduta di agopuntura biologica, si innestano 800 alberi, 15.000 piante perenni e/o tappezzanti e 5.000 arbusti, direttamente sui prospetti dell’edificio. E’ un micro polmone in grado di produrre umidità e ossigeno, andando ad assorbire le particelle di CO2 tipiche dello smog milanese. Boeri lo ha definito una “casa per umani e volatili”, puntando tutto sulla ricolonizzazione spontanea degli uccelli che, come per incanto, nidificano tra le foglie verdi di un palazzo in pieno centro.

Contrariamente a ciò che le facciate riflettenti in vetro e quelle minerali in pietra possono produrre, gli esterni di Boeri sono pensati per non riflettere la luce. Si crea così un microclima ideale per la sopravvivenza degli umani e della vegetazione, equivalente a quello di 20.000 mq di bosco e sottobosco.

Omettere il pilastro ad angolo ha permesso di ottenere una profondità del balcone pari a cinque metri, dove collocare le vasche in cui abita una ricca biodiversità. Le vasche sono profonde novanta centimetri e larga novanta o trenta a seconda della posizione. Da queste emergono dei cavi d’acciaio, previsti per la legatura degli alberi, in modo da evitare torsioni dovute alle condizioni atmosferiche.

Le oltre 100 specie vegetali sono state installate, in termini di esposizione e altezza, in base alla colorazione a alla situazione più adatta alla loro permanenza. L’agronoma Laura Gatti ha portato a termine un copioso lavoro di ricerca, culminato in vari esperimenti sul campo. Le piante sono state tenute per un anno e mezzo in vivaio, simulando le condizioni che le avrebbero accolte per il resto della loro vita.

La facciata è realizzata, nella parte non occupata dalle piante, in gress porcellanato molto ordinario, una scelta dettata dalla necessità di abbattere i costi di edificazione. Il colore bruno è stato ispirato dalla corteccia, dando l’idea di due alberi enormi da vivere. Il blocco a scacchiera, che dona l’appeal estetico alla struttura, si ripete nei suoi incastri e giochi tra rientranze e sporgenze ogni sei piani, come se fossero edifici sovrapposti uno sull’altro in sequenza. Gli elementi in gres bianchi, come quelli che si trovano sui marcapiani dei balconi, introducono un ritmo sincopato che rende il tutto più dinamico.

L’abitante non può compiere alcuna azione sul verde, nemmeno innaffiare le piante irrigate, di contro, da un sistema centralizzato. I sensori di tale impianto verificano temperatura e umidità del fogliame per garantire la perfetta idratazione, commisurata all’effettiva necessità delle specie. Le due grù collocate sulle sommità degli edifici rappresentano una scelta di comodo: sono ideali per la manutenzione d’emergenza agli alberi.

Foto del noto architetto Stefano Boeri davanti al Bosco Verticale

Principalmente gli edifici appaiono verdi. Sono dunque le uniche torri che possono essere costruite così come sono in qualsiasi parte del mondo, dando vita a un landmark cangiante a seconda delle stagioni.

Interni di pregio per acquirenti facoltosi

Il Bosco Verticale rappresenta una residenza di tipo elitario sia per i costi d’acquisto (15.000 euro al mq) che per le spese di condominio accessorie, derivante dalla manutenzione del verde.

L’atrio principale, una hall che accoglie i residenti in entrambe le torri, è in stile americano. Un’ampia pianta, prevalentemente priva di elementi d’arredo, si fonde con le mastodontiche vetrate. L’altezza dei soffitti di questi ingressi occupano un’elevazione ideale di quattro piani. La ragione di questa scelta è di tipo strategico perché i primi piani sono meno appetibili sul mercato.

Gli appartamenti, in origine, partivano da tagli abbastanza piccoli, intorno ai 56 metri quadri fino ai 180 metri quadri. Alcuni sono stati annessi per ottenere metrature più ampie. I nuclei prevedono spazi aperti, come le eleganti cucine a vista, e camere spaziose. Gli interni sono personalizzabili secondo gli arredi prediletti dal compratore.

Le specchiature sulle aperture sono state ideate per garantire luminosità agli ambienti. La sensazione che si percepisce abitandoli è quella di avere la vista sul giardino ottenibile, di norma, solo in strutture di piccole dimensioni. In questo modo i condomini non subiranno gli effetti tipici di profonde altezze, come le vertigini.

Grazie alla vegetazione che scherma e isola il Bosco Verticale, questo ha raggiunto il più alto grado di certificazione energetica, ossia, il Leed Gold.